03 ago 2015

Recensione "Fiore di Fulmine" di Vanessa Roggeri

Trama di copertina:
È quasi sera quando all'improvviso il cielo si fa livido, mentre enormi nuvole nere galoppano a oscurare gli ultimi raggi di sole. Da sempre, la prima cosa da fare è rintanarsi in casa, coprire gli specchi e pregare che il temporale svanisca presto. Eppure la piccola Nora, undici anni e il coraggio più scellerato che la gente di Monte Narba abbia mai conosciuto, non ha nessuna intenzione di mettersi al riparo. Nora vuole sfidare il vento che soffia sempre più forte e correre sulla cima della collina. È appena arrivata sotto una grande quercia quando un fulmine la colpisce sbalzandola lontano, esanime. Per tutto il piccolo villaggio sardo dove è cresciuta, la bambina è morta. Ma non è quello il suo destino. Nora riapre i suoi enormi occhi verdi, torna alla vita. Il fulmine le ha lasciato il segno di un fiore rosso sulla pelle bianca e la capacità di vedere quello che gli altri non vedono. Nella sua famiglia nessuno la riconosce più. Non sua madre, con cui amava ricamare la sera alla luce fioca di una candela, né i suoi fratelli, adorati compagni di scorribande nei boschi. C'è un nome per quelle come lei, "bidemortos", coloro che vedono i morti, e tutti ne hanno paura. Nel piccolo paese non c'è più posto per lei. La sua nuova casa è Cagliari, in un istituto per orfanelle, dove Nora chiude la sua anima in un guscio di dolore, mentre aspetta invano che qualcuno venga a prenderla.

Per chi ha letto "Il Cuore Selvatico del Ginepro", lo stile della Roggeri è quello a cui siamo abituati:  semplice e accattivante, mantiene una parvenza dell' innocenza tipica delle fiabe.
Una storia dal sapore antico, avvolta da un'aura di mistero che cattura, adatta a tutte le età. 
Le descrizioni sono accurate ed evocative e fanno sognare ad occhi aperti.

Se ne "Il Cuore Selvatico del Ginepro" c'era la Cogas a spaventare gli animi superstiziosi, qui ci sono le Bidemortos: persone che, secondo le credenze popolari, sono in grado di comunicare con l'aldilà.
Entrambe le figure si rifanno alle tradizioni popolari sarde.

L'inizio del romanzo è un po' un'eco del precedente, compaiono infatti alcuni elementi e figure ricorrenti: la vita del paesello e le sue superstizioni; il parroco; il dottore; la famiglia con una figura ostile all'interno della stessa e la sventura che la perseguita.
Se ne discosta poi completamente con il cambio di ambientazione.
La seconda metà del romanzo assume le caratteristiche tipiche del thriller: senza alcun dubbio è la più avvincente.


La vicenda ha inizio in Sardegna, a Monte Narba (un villaggio minerario) nei primi anni del XX secolo.

In seguito alla morte del padre, "divorato" dalla montagna, la sventura sembra non voler più levarsi di dosso dalla famiglia Musa.

Come se se non bastasse, un'altra tragedia li colpisce: Nora, la più piccola tra i fratelli, mingherlina e con la tendenza a cacciarsi nei guai, viene colpita da un fulmine.

"I fulmini erano magici perchè venivano dal cielo, lo stesso posto dove adesso stava suo padre".

Le conseguenze saranno inaspettate: creduta morta, il paese celebra il funerale, e solo in seguito verrà ritrovata viva e praticamente illesa.

"Come in un sogno, gli parve di avere appena liberato dall'inferno un fiore di mandorlo con tutto l'albero. C'erano i petali candidi che facevano da incarnato, i rami che si intrecciavano a formare i capelli scuri, e le foglioline tenere erano gli occhi, grandi e atterriti dalla paura".

Unico segno lasciatole dalla tragedia: una cicatrice che le ricopre parte del corpo.

[...] "Sembra uno di quei bellissimi fiori ricamati dalla mamma. Nessuno potrà mai vantarsi di avere un ricamo bello come il tuo" [...]

"Il suo corpo rimaneva così esposto, indifeso, a mostrare l'odiosa cicatrice, il marchio che le sfregiava il corpo [...] Al colmo dell'angoscia e della vergogna, Nora tentava di voltarsi e nascondersi, ma il fiore di fulmine stava cominciando a infiammarsi e a bruciare la carne in modo insopportabile".

Dopo l'incidente, la vita di Nora cambierà radicalmente.

In seguito al contatto avuto con il fulmine, la giovane acquisisce uno strano potere, quello di comunicare con i morti. 
Il suo modo di vedere il Mondo ne risulta totalmente alterato.

Nel tentativo di trovarle una sistemazione per assicurarle una vita benestante, sarà costretta a lasciare la famiglia per andare a studiare in un Istituto di suore.
Fuori dall'atmosfera protetta che si respirava in casa Musa, la giovane faticherà ad adattarsi, derisa dalle compagne per la cicatrice che le deturpa il corpo e discriminata per la sua indole solitaria.

Successivamente, Nora viene mandata a lavorare nella casa di una ricca famiglia, dove viene accolta generosamente dalla servitù e dagli stessi padroni: la viscontessa Trinez, donna attiva e dallo sguardo perennemente ottenebrato dalla malinconia, e il professor Costa.
Il suo difetto fisico non è un problema come all'istituto, anzi: stringe subito amicizia con la loquace Annica, che l'aiuta ad ambientarsi e le svela i segreti della maestosa e ricca dimora.

Il lettore assiste alla crescita ed educazione di Nora, da bambina innocente a donna carica di esperienze.

La storia assume tinte più cupe nel momento in cui le sue visioni dall'aldilà si fanno sempre più insistenti, e lo spirito di una ragazzina dalle lunghe trecce inizia ad apparirle in modo ricorrente.

COINVOLGIMENTO: (=quanto è riuscito a coinvolgermi): 10/10
STILE DI SCRITTURA: 10/10
ORIGINALITA' TRAMA: 7/10
PERSONAGGI (profilo psicologico): 8/10
SETTING (qualità descrizioni): 10/10

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