17 ago 2015

Recensione Dov'è Finita Audrey? di Sophie Kinsella

Audrey ha quattordici anni e da tempo non esce più di casa. Porta perennemente grandi occhiali scuri, e non certo per fare la diva, ma perché questo è il suo modo per proteggersi dalle persone che la circondano e sfuggire al rapporto con gli altri. A scuola le è successo qualcosa di brutto che l'ha profondamente segnata, e ora Audrey è in terapia per rimettersi da attacchi d'ansia e panico che non le permettono di condurre una vita serena e avere contatti con il mondo esterno. Prigioniera nella propria casa, riesce a guardare negli occhi solo Felix, il fratellino più piccolo. Suo fratello Frank, invece, ha un anno più di lei ed è ossessionato dai videogames e - con grande preoccupazione della madre iperprotettiva e vagamente nevrotica - non si stacca un attimo dal computer e dal suo amico Linus che condivide la sua stessa mania. Quando Audrey incontra Linus per la prima volta, nasce in lei qualcosa di diverso, e piano piano riesce a trovare il modo di comunicargli le sue emozioni e le sue paure. Sarà questa la scintilla che aiuterà non solo lei, ma la sua intera famiglia scombinata. "Dov'è finita Audrey?" è un romanzo caratterizzato da una grande empatia in cui si ride e ci si commuove. Sophie Kinsella riesce ad alternare momenti di puro humour ad altri più seri e teneri con grandissima sensibilità, raccontando il percorso verso la guarigione di una fantastica e coraggiosa ragazzina e parlando al cuore di tutti.

Questo è il primo libro di Sophie Kinsella (acclamata autrice di I Love Shopping) rivolto ad un pubblico più giovane.
Lo stile è invariato: lessico di base, periodi brevi, parecchi discorsi diretti, personaggi un po' ingenui.

La situazione di Audrey viene inquadrata soprattutto nel contesto familiare
Si ha modo di conoscere anche gli altri membri della famiglia, non esenti da problemi personali.

Un'ambiente familiare piacevole, quotidiano, realistico.
Non aspettate di trovarvi di fronte un idilliaco ambiente "va tutto bene", sorrisi e moine.
Una famiglia non certo priva di difetti, ma è questo, a mio avviso, a renderla ancora più speciale.

Scene che risulterebbero noiose e addirittura tragiche, vengono smorzate da un'ironia sottile.

C'è Anne, la madre, ossessionata dalla cultura e dichiaratamente contraria alla tecnologia.
Chris, il padre, contabile per svariate ditte, molto preso dal suo lavoro.
Frank, il figlio mezzano, appassionato di videogiochi, la sua attuale ragione di vita.
Felix, il più piccolo, buono e pacifico.

E infine c'è Audrey.
In seguito a un episodio di cui preferisce non parlare, è afflitta da patologie psicologiche piuttosto serie, che la portano ad avere continui attacchi di panico e le impediscono di condurre una vita normale.

E' il contatto con la gente il suo problema maggiore: fatica persino a mettersi a suo agio nella sua stessa famiglia, figurarsi con persone esterne e sconosciute.


Adesso so com'è essere vecchi. Okay, non so com'è avere le rughe e i capelli bianchi. Ma so cosa significa camminare per strada con passo lento e incerto, tremando a ogni persona che incontri, sobbalzando quando suonano i clacson e avendo l'impressione che sia tutto troppo veloce".

Il contatto visivo, in particolare, è per la giovane un' enorme fonte di disagio.
E' per questo motivo che la ragazzina ha gli occhi perennemente coperti da un paio di occhiali dalle lenti scure.
L'accessorio è indossato con il fine di interporre una barriera che la protegga dal mondo esterno. 
Questa sensazione  illusoria di distanza dovrebbe, in teoria, infonderle maggior sicurezza.

"Al buio riesco a rilassarmi. Tipo che il mondo mi sembra un posto diverso".

Audrey è in cura da una psicologa, che si consulta anche con il resto della famiglia.
Il lettore segue passo passo i progressi di Audrey nella terapia che le è stata prescritta,.
Tra i vari incarichi da portare a compimento, le viene richiesto di girare una specie di documentario sulla sua vita quotidiana (famiglia, conoscenti...).
La sua casa diventa il suo set cinematografico improvvisato, e il nuovo passatempo è un ottimo pretesto per socializzare e per distrarsi da pensieri depressivi negativi.

La sua situazione della protagonista è estrema, ma penso che molti ragazzi di oggi, quelli tra i più timidi e introversi, possano trovare qualche aspetto di loro stessi che li accomuni ad Audrey. 
Ed è soprattutto a loro che consiglio questo libro: penso che l'argomento possa essere loro congegnale. 


Valutazione: 

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