28 lug 2015

Recensione Shadowhunters - Le Origini - La Principessa


TRAMA DI COPERTINA: Una rete d'ombra si stringe sempre di più intorno agli Shadowhunters dell'Istituto di Londra. Mortmain progetta di usare un esercito di automi spietati per distruggere una volta per tutte i Cacciatori. Gli manca un solo elemento per completare l'opera: Tessa Gray. Intanto, Charlotte Branwell, capo dell'Istituto, cerca disperatamente di trovarlo per impedirgli di scatenare l'attacco. E quando Mortmain rapisce Tessa, Will e Jem, i ragazzi che ambiscono alla conquista del suo cuore, fanno di tutto per salvarla. Perché anche se Tessa e Jem sono fidanzati ufficialmente, Will è ancora innamorato di lei, ora più che mai. Tuttavia, mentre chi le vuole bene unisce le forze per strapparla alla perfidia di Mortmain, Tessa si rende conto che l'unica persona in grado di salvarla dal male è lei stessa. Ma come può una sola ragazza, per quanto capace di comandare il potere degli angeli, affrontare un intero esercito? Pericoli e tradimenti, segreti e magia, oltre ai fili sempre più ingarbugliati dell'amore e dell'abbandono si legano e si confondono mentre gli Shadowhunters vengono spinti sull'orlo del precipizio...

Rispetto ai libri precedenti, c'è un'incremento dell'alternanza dei punti di vista, caratteristica che secondo me rende la storia meno fluida e più complicata da seguire.
Ho trovato la prima parte del romanzo piuttosto noiosa: nessuna novità intrigante, la ricerca di Mortmain ad un punto di stallo, la spedizione a casa di Benedict Lightwood (ridotto ad uno stato penoso per via della sifilide demoniaca) un pretesto per allungare la storia, e le varie coppiette che si incastrano come un puzzle un po' troppo studiate.

Non che io disdegni le scene romantico-zuccherose, anzi, ma ne ho trovato il libro un po' troppo carico, tanto da "diventare diabetica".

Due domande assillano il lettore già da un po':
Chi/cosa è veramente Tessa? 
Chi è veramente suo padre? 
Tutto sarà rivelato a tempo debito, ma solo in un punto avanzato della storia: l'Autrice ha deciso di tenere sulle spine il lettore fino all'ultimo.
E' infatti solo a metà libro, (quando stavo iniziando a stufarmi) che la trama comincia a ingranare, prendendo risvolti inaspettati e imprevedibili.

L'Autrice mette in secondo piano molte questioni che mi sarebbe piaciuto fossero approfondite un po' di più, tralasciandone magari altre meno importanti.

Di personaggi nuovi e di rilievo ce ne sono un gran pochi: ormai le figure fondamentali sono state introdotte nei due libri precedenti.

In questo terzo libro, "in sostituzione" a Jessamine, (esiliata nella Città Silente per aver tradito i Cacciatori) un nuovo personaggio si aggiunge al gruppo: Cecily, la sorella di Will. Già brevemente introdotta alla fine del libro precedente, avremo modo di conoscerla meglio nel corso della storia. Personaggi secondari come i fratelli Gabriel e Gideon Lightwood e la cameriera Sophie hanno un ruolo sempre più centrale.

Arrivata all'ultimo libro della trilogia, posso affermare con convinzione che il mio personaggio preferito è Will: dietro la corazza del prepotente e testardo, si nasconde un uomo pieno di incertezze, ma con un carattere tosto, plasmato da un passato difficile.
E' stato costretto ad abbandonare la famiglia e a fingere di odiare tutti quelli che ama per via di una maledizione.
Nel momento in cui scopre che il maleficio non è mai esistito, rimane spiazzato: è come se gli si aprisse un varco per passare oltre un confine insuperabile.
Questa nuova prospettiva di vita gli permetterebbe di essere sè stesso, abbandonando la maschera di arroganza che si è portato appresso fino a quel momento.
Ma è difficile uscire da un modo di vivere e di atteggiarsi che ha ormai fatto suo, che è diventato parte integrante del suo io interiore, come un tatuaggio o una cicatrice.
Will è talmente legato a Jem da essere disposto a rinunciare all'amore per Jenna per il bene del suo migliore amico, dimostrando una sensibilità  e una saggezza incredibile:

"I miei sentimenti non sono cambiati, eppure voglio abbastanza bene sia a lei che a te da non voler dire una sola parola per minacciare ciò che avete trovato" (Will).

Il triangolo amoroso Jem-Tessa Will ricorda vagamente quello di Artù-Ginevra Lancillotto, ma la situazione è ancora più complicata.

"Oh, cos'è più chiaro della luce?
Cos'è più scuro della notte?
Cos'è più tagliente di un'ascia?
Cos'è più soffice della cera sciolta?
La verità è più chiara della luce
La falsità è più scura della notte;
La vendetta è più tagliente di un'ascia,
e l'amore è più soffice della cera sciolta"
(Bridget)

Da una parte c'è Tessa, indecisa tra Will e Jem (ed entrambi ricambiano i suoi sentimenti) dall'altra Will e Jem, uniti da un legame profondissimo, che va ben oltre l'amicizia e i legami di sangue.

"Ovunque siamo, è come se fossimo un tutt'uno" (Jem a Will).

"La gente usa ancora l'espressione zhi yin per dire "amici intimi" ma il suo significato letterale è "capire la musica" [...] Quando suonavo, hai visto ciò che vedevo io, hai capito la mia musica"
"Io non so niente di musica, Jem" [...]
"Non è quella la musica che intendo. Io intendo...."
Fece un verso sconfortato, le prese la mano, se la portò al petto e la spinse contro il cuore. Il battito regolare martellò contro il palmo della ragazza - Ogni cuore ha la sua melodia. Tu conosci il mio"
(Jem)

Per quanto concerne il finale: per niente improvvisato, ricco di sorprese, ben scritto e curato in ogni minimo dettaglio.

"[...] dal sangue e dal fuoco, dalla perdita e dal dolore, sono nati nuovi grandi cambiamenti"

COINVOLGIMENTO(=quanto è riuscito a coinvolgermi): 3,5/5
CHIAREZZA TESTO: 5/5
STILE DI SCRITTURA: 4/5
ORIGINALITA' TRAMA: 4/5
PERSONAGGI: 4/5

SETTING: 4/5

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